Il Nuotatore

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mercoledì, 04 novembre 2009

Progetto: Nuotando diversamente

 
 
 
 
 
Sono particolarmente grato dell’invito che avete voluto rivolgermi perché credo che la condivisione delle esperienze, in ogni campo e particolarmente nel campo dell’handicap, costituisca uno strumento fondamentale di crescita e sostegno per quanti, quotidianamente, vivono con fatica un disagio fisico o mentale di difficile gestione.
Sono i momenti come questo, di studio, riflessione e proposta, che contribuiscono in larga misura alla costruzione di una società più consapevole, attenta e accogliente nei confronti della disabilità.
Il mio contributo non nasce da studi approfonditi o particolari conoscenze legislative. È solo l’esperienza, il vissuto di “diversamente abile” che mi consente, con grande umiltà, di intervenire in un campo, quello dello sport e disabilità, che credo abbia tanto da offrire a un percorso di recupero e integrazione delle persone disabili in un contesto sociale costruito perlopiù a misura di “normalità”.
Quando, a quattordici anni, subii l’amputazione della gamba destra a seguito di un osteosarcoma, la sensazione che provai fu di grande paura e abbattimento. Le cure attente dei medici, l’entusiasmo dei riabilitatori del centro protesi di Budrio, l’affetto della famiglia e, soprattutto, il tempo, mi hanno aiutato a elaborare questa nuova condizione fino a raggiungere una condizione di vita serena. Oggi ho un lavoro, una famiglia e credo di aver superato in maniera soddisfacente un percorso di vita certamente ricco di ostacoli e momenti di sconforto ma, e questo è quello che maggiormente conta, ricco anche di opportunità e di momenti di vero arricchimento emotivo. L’unico rammarico è di essermi avvicinato tardi a questo meraviglioso mondo abitato da persone intelligenti come voi, che quotidianamente si occupano di costruire una società fatta di integrazione e sostegno.
Da qualche anno sono impegnato in un Giro d’Italia e d’Europa a nuoto. Lo faccio perché con questa modalità di “lotta” cerco di intervenire su di un tema specifico, quello della fornitura delle protesi agli amputati: in questo campo la ricerca scientifica e tecnologica non si è mai fermata e ha raggiunto risultati davvero straordinari, arrivando a costruire protesi elettroniche in grado di ridurre al minimo i disagi fisici, consentendo quindi una qualità della vita decisamente maggiore. Purtroppo in Italia il nomenclatore tariffario, che è il documento su cui si basa il servizio sanitario nazionale per fornire gli ausili protesici a chi ne fa richiesta, non viene aggiornato dal 1992 e dunque non contempla queste protesi di ultima generazione che vengono fornite solo eccezionalmente e a seguito di lunghe trafile burocratiche. Si tratta con tutta evidenza di un ritardo grave da parte di un Paese come il nostro che invece, dal punto di vista legislativo nel campo della disabilità, è stato capace, nel corso degli anni, di produrre norme davvero all’avanguardia.
Spero che questa iniziativa riesca a produrre qualche risultato, per il momento alcuni parlamentari hanno presentato un’interrogazione alla Camera e siamo in attesa della risposta da parte del Governo.
Oggi sono qui perché credo fermamente nel valore dello sport come strumento, fondamentale, di recupero e integrazione delle persone disabili. E ci credo per esperienza diretta anche se, purtroppo, un po’ tardiva. È stato il mondo dello sport che per primo ha voluto ascoltarmi accogliendo in pieno il mio progetto e sostenendolo in maniera decisiva. Ed è stato nuotando che ho sentito di potermi esprimere pienamente dal punto di vista fisico, dimenticando, dopo tanti anni, di essere privo di una gamba e provando sensazioni di grande leggerezza e completa padronanza del corpo. Credo che queste sensazioni, e parlo naturalmente da profano e non da addetto ai lavori, possano contribuire al recupero da parte dei disabili - di qualsiasi età, ma specialmente dei più giovani - di quelle potenzialità residue che altrimenti non troverebbero il modo di esprimersi, aiutandoli ad acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo e, conseguentemente, rafforzandoli da punto di vista emotivo. Ho capito che per noi disabili è importante “stare” nel mondo, cercare di incidere sui processi di socializzazione e integrazione, testimoniare il valore della diversità, lottare per affermare i propri diritti.
Nel corso di questi anni, girando per l’Italia e per l’Europa, ho conosciuto persone straordinarie che da sempre lavorano per costruire una società capace di coniugare le esigenze di tutti. Naturalmente tra queste persone ci siete anche voi: grazie per l’opportunità che mi avete dato e grazie per tutto quello che fate.


Salvatore Cimmino

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mercoledì, 04 novembre 2009

Politiche Sociali



















Il nostro Paese è essenzialmente privo di una politica sociale. La disabilità, per le nostre istituzioni, equivale spesso ad uno stato patologicamente irrecuperabile e, di conseguenza, è facile dedurre che su una condizione assunta come priva di potenzialità non sia razionale approntare programmi volti alla salvaguardia dei diritti e della dignità delle persone cosiddette deboli, dei disabili in particolare. Questo atteggiamento improprio nel tempo è divenuto purtroppo una peculiarità del nostro bel Paese.
E’ molto triste che la realtà m’induca a pensare che la Convenzione ONU non sia servita a nulla, perché se da un lato rende dignità allo status del disabile dall’altro mette in evidenza le contraddizioni che esistono nella realtà.
Questo stato d’animo nasce dalla consapevolezza che in questo campo di frequente vengono effettuate scelte improprie, che testimoniano, se ancora ce ne fosse bisogno, il cinismo e la distrazione di quelle istituzioni che dovrebbero rappresentare tutti ma che per miopia (culturale?) trascura i diritti e lede la dignità di oltre 5 milioni di persone.
Penso ai tagli effettuati al fondo sociale negli ultimi tre anni, grazie ai quali siamo passati dai 953 milioni stanziati per il 2007 ai 517 milioni di quest’anno, 2009, cifra peraltro erogata ad oggi solo al 50%. Questo è quanto denunciano, trasversalmente, molti amministratori che, per protesta, hanno disertato la Conferenza Stato-Regioni. Questa scelta comporterà un ulteriore ritardo per la messa in atto di quegli interventi indispensabili per una qualità di vita migliore per i disabili, e non solo.
Penso ai LEA, ma soprattutto al Nomenclatore Tariffario, lo strumento attraverso il quale il Sistema Sanitario Nazionale fornisce gli ausili ed i dispositivi protesici, oramai arcaico.

Penso inoltre al blocco del collocamento obbligatorio dei disabili nella Pubblica Amministrazione, previsto dal Decreto anticrisi del Ministro del tesoro, che mina la corretta attuazione della Legge 68 del 1999, peraltro già non rispettata dalle aziende che preferiscono pagare multe risibili là dove esistono commissioni di controllo sul collocamento obbligatorio. Queste commissioni non sono presenti su tutto il territorio nazionale per cui i fondi derivanti dalle multe, fondi che la Legge destina alla formazione professionale, agli acquisti degli ausili, all’abbattimento delle barriere architettoniche nelle abitazioni civili, sono sempre più esigui. E, come se non bastasse, regna il disinteresse totale sull’inserimento lavorativo dei disabili da parte dei sindacati, molto spesso …... distratti.

Nonostante tutto sono ottimista, lo devo essere, per il futuro. Nel corso di questi tre anni in giro per l’Italia prima, per l’Europa poi ho conosciuto persone straordinarie che da sempre lavorano per costruire una società capace di coniugare le esigenze di tutti.

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lunedì, 28 settembre 2009

Per un Mondo senza Barriere e senza Frontiere














Roma, 27 settembre 2009

Ieri, 27 settembre 2009, ho concluso un’ esperienza straordinaria che mi ha portato per cinque mesi in giro per l’ Europa. se ripenso ai momenti in cui costruivo questo progetto, ho come la sensazione di aver vissuto un sogno. E il sogno, realizzato, non sta nell’ aver portato a termine un impresa certamente faticosa ma comunque non impossibile, sta nel risultato raggiunto in termini umani.
In questo periodo ho scoperto persone speciali, piene di entusiasmo e testimoni reali della parola solidarietà. Trovare amici con cui poter condividere un progetto costituisce già, di per sé una vittoria, e in questo momento io mi sento un vincitore. Ed’ è nello sport, in questo ambiente sano e meraviglioso, che per la prima volta ho capito che la diversità può e deve rappresentare un valore.
Le motivazioni che mi hanno spinto a programmare una tale impresa, partendo dalla mia condizione di disabile motorio, sono l’ abbattimento delle barriere architettoniche ma anche e soprattutto delle mentali, per riuscire a garantire il pieno rispetto della dignità umana e dei diritti di libertà e di autonomia delle persone disabili, al fine di promuoverne la piena integrazione nella società.
In Italia ci sono oltre 5 milioni di disabili motori, con 17000 nuovi casi ogni anno, praticamente una media di 47 persone al giorno. Numeri importanti, eppure spesso sconosciuti alla gente. Cifre che certamente descrivono l’invalidità come male da combattere e prevenire ma anche e soprattutto come situazione da normalizzare nella società. Tutto ciò ha bisogno di servizi sempre più adeguati e all’avanguardia, di innovazione tecnologica che permetta ai disabili di vivere una vita migliore, per molti ancora troppo lontana purtroppo da quella che sono costretti a vivere.
In modo particolare, vista la mia specifica disabilità, mi batto per un obiettivo preciso: la modifica del Nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili. Questo documento risale al 1992: nel corso di questi anni la ricerca scientifica, però, ha fatto passi da gigante. È evidente, dunque, che si tratti ormai di uno strumento datato ed obsoleto, che non tiene conto dell’innovazione tecnologica obbligando i disabili ad utilizzare i vecchi presidi rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale o a farsi carico della differenza di costo con quelli tecnologicamente più avanzati disponibili sul mercato. In altri casi, inoltre, non contempla la possibilità di rimborso per protesi ed ausili che, invece, in altri paesi europei vengono regolarmente forniti tramite i rispettivi Servizi Sanitari Nazionali. Il progresso tecnologico oggi è in grado di offrire un evidente beneficio ai cinque milioni di disabili italiani, come peraltro rilevato da uno studio dell’ Università Bocconi di Milano del 2004, secondo il quale, a parità di costo, le protesi di ultima generazione sono in grado di offrire una evidente miglioramento della qualità della vita.
Finché il Servizio Sanitario Nazionale continuerà ad essere poco previdente, preferendo percorrere la via del risparmio, prevedendo budget di spesa incongruenti con la realtà, i disabili italiani dovranno pagare sulla propria pelle il prezzo di scelte che privilegiano il risparmio immediato ed apparente rispetto ad un investimento che, seppur nell’immediato più alto, permetterebbe poi minori costi sociali e sanitari negli anni successivi.
Questa è la mia battaglia, queste le motivazioni che mi hanno spinto a portare avanti il Giro d’Italia prima ed il giro d’ Europa a Nuoto poi, per un mondo senza barriere e senza frontiere, per sollecitare le Istituzioni e per dimostrare a tutti che lo sport, il nuoto in particolare, può essere un forte alleato per facilitare la vita dei disabili.
Ieri ho percorso 34 km in uno specchio d’ acqua meraviglioso. Ho attraversato tre stati, sono partito dalla Croazia, dal porto di Salvore, passando per la magnifica costa Slovena, per arrivare in un incantevole villaggio di nome Muggia, al Circolo della Vela. Non è stato facile, a tratti la borina, a tratti l’ increspamento del mare hanno reso la traversata difficoltosa, ma grazie al calore ed all’ incoraggiamento che ho avuto per tutto il percorso dalle barche che mi accompagnavano, e grazie alla presenza di Filippo Tassara, Luca Baldini, Luciano Martinuzzi e al tifo sfegatato di Barbara Pozar, ho potuto concludere la tappa in circa nove ore: siamo partiti alle 8h45 dal Porto di Salvore, siamo arrivati a Muggia alle 17h30.
Alla partenza sono stato ricevuto dal Sindaco di Umago Vili Bassanese, dal vice sindaco Veljko Ivančić e dall’ assessore alle attività sociali di Umago Dimitrij Sušanj. All’ incontro sono intervenuti: il presidente del Panathlon Giuseppe Donno, Barbara Pozar, Vice presidente della Triestina nuoto, Alberto Scherani, vice sindaco di Capodistria, Sergio Lupieri, Consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia, Nerio Nesladek, Sindaco di Muggia e Walter Godina, Vice Presidente della Provincia di Trieste, a tutti gli effetti il regista di quella che si è rivelata una giornata che rimarrà indelebile nel cuore di quanti hanno partecipato.
All’ arrivo sono stato accolto da centinaia di persone assiepate lungo la strada che costeggia il mare fino al Circolo della Vela, gremita da altrettante persone festanti, e dall’ inconfondibile voce di Franco Bloccari, vice presidente del CONI di Trieste, che ha animato tutti i presenti fino al mio arrivo. A circa 2 miglia dall’ arrivo sono stato piacevolmente sorpreso dalla presenza di decine di imbarcazioni, tra cui quella dei Carabinieri, della Polizia di Stato, del Sindaco di Muggia Nerio Nesladek, di Sergio Lupieri, Consigliere Regionale, e da decine di canoe guidate dagli studenti del Collegio Adriatico del Mondo Unito. La partecipazione, la condivisione, il calore spontaneo che mi hanno trasmesso non solo mi ha commosso, ma sono sicuro che contruibuirà ad avvicinarmi all’obiettivo che mi sono posto e per il quale ormai siamo veramente in tanti a combattere.
Non è stato facile organizzare e realizzare questo progetto che non avrebbe mai visto la luce senza l’apporto, determinante e decisivo, del Circolo Canottieri Aniene, della Fondazione Roma e dell’ Italbrokers. Per questo oggi ringrazio il Presidente Malagò, il Presidente Emanuele e Stefano Giovannini, la fiducia che hanno voluto accordarmi mi riempie di orgoglio e di forza.

Grazie

Con Affetto
Salvatore Cimmino

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lunedì, 28 settembre 2009

Presentazione VI tappa del "Giro d' Europa a nuoto" Capo Salvore - Muggia

Trieste, Provincia di Trieste, Palazzo Galatti 19 settembre 2009


















Come prima cosa desidero ringraziarvi per la meravigliosa e calda accoglienza:

Maria Teresa Bassa Poropat, Presidente della Provincia di Trieste
Walter Godina, Vice Presidente della Provincia di Trieste
Mauro Tommasini, Assessore allo Sport della Provincia di Trieste
Nerio Nesladek, Sindaco di Muggia
Sergio Lupieri, Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia
La città di Trieste
Giuseppe Donno, Presidente della Panathlon Trieste - Muggia
Ladi Cociani, Presidente Circolo della Vela di Muggia
Barbara Pozar, Vice Presidente Unione Sportiva Triestina Nuoto
Ennio Abbate, Presidente Lega Navale Trieste
Ernesto Brighi, Comandante Nucleo Operativo Carabinieri
Renato Basso, Gruppo Subacquei Carabinieri
Alberto Scherani, Vice Sindaco Comune di Capodistria, ( Croazia )
Dimitrij Susanj, Assessore alle Politiche Sociali Comune di Umago, ( Croazia )
Il Comune di Isola, ( Slovenia )
Collegio del Mondo Unito - Adriatico

Il percorso che mi ha portato fin qui inizia all’incirca tre anni fa, solo nella mia testa.
Cercavo un modo efficace e diverso per comunicare disagi ed esigenze, non solo mie, ma comuni a quanti vivono quotidianamente la disabilità in un mondo strutturato a misura di normalità.
In modo particolare ho vissuto sulla mia pelle, le difficoltà di un Paese, il nostro, di accogliere, di ascoltare le problematiche di chi vive uno stato di disabilità motoria.
Alle limitazioni e ai disagi caratteristici della nostra condizione si aggiungono spesso ostacoli causati da un contesto sociale culturalmente e psicologicamente arretrato dal punto di vista dell’accoglienza e dell’integrazione.
Per le cure di riabilitazione sosteniamo ingenti costi privati per supplire a quanto non garantito dal servizio pubblico e operiamo quotidianamente un braccio di ferro con la burocrazia per ottenere quanto invece è riconosciuto dalla legge e dal servizio sanitario nazionale.
La scarsa attenzione di chi occupa abusivamente un parcheggio riservato ai disabili, o di chi ostruisce uno scivolo di accesso ai marciapiedi, o ancora di quanti, nonostante le leggi, non modificano ascensori o rampe di scale invalicabili si traduce, per il disabile, in limitazione effettiva della libertà e, di conseguenza, in un grave colpo alla dignità di soggetti già fortemente provati.
Questo progetto è nato con un intento preciso, scaturito dalle difficoltà quotidiane che vivo dall’età di quattordici anni, quando, a seguito di un osteosarcoma, amputato della gamba destra, sono dovuto ricorrere all’ausilio di una protesi per camminare.
Nel corso degli anni la ricerca scientifica e tecnologica ha compiuto progressi inimmaginabili che, applicati ai presidi protesici, consentono agli amputati una qualità della vita neanche ipotizzabile
fino a qualche anno fa. Ma di questi progressi ancora oggi in Italia non tutti possono beneficiare perché il nomenclatore tariffario, che determina la fornitura di protesi da parte del servizio sanitario nazionale, non viene aggiornato dal 1992.
Al contrario, per fortuna, il prontuario farmaceutico viene costantemente aggiornato seguendo le evoluzioni della ricerca.
Questa scarsa attenzione al mondo dei “diversi” è purtroppo una triste costante che caratterizza il nostro paese: non ci sono mai abbastanza fondi, mai abbastanza risorse, mai sufficiente attenzione.
Da qui è partita la mia “battaglia”, che mi ha portato in giro per l’Italia e per l’Europa consentendomi di vivere un’esperienza unica e irripetibile soprattutto dal punto di vista umano.
La realtà che ho conosciuto nel corso di questa esperienza racconta un paese completamente diverso, fatto di accoglienza e solidarietà, d’integrazione e comprensione.
Le risposte, sempre entusiaste e costruttive, che ho ricevuto e continuo a ricevere dalle istituzioni, associazioni sportive, dai singoli atleti che spesso mi accompagnano nelle varie tappe costituiscono la forza vera di questo progetto. Da loro ho ricevuto una grande lezione e grazie a loro oggi mi sento di poter contribuire appieno alla realizzazione di un mondo migliore, un mondo senza barriere capace di valorizzare al massimo le potenzialità di ognuno.
Non è stato facile organizzare e realizzare questo progetto che non avrebbe mai visto la luce senza l’apporto, determinante e decisivo, del Circolo Canottieri Aniene, della Fondazione Roma e dell’ Italbrokers. Per questo oggi ringrazio il Presidente Malagò, il Presidente Emanuele e Stefano Giovannini, la fiducia che hanno voluto accordarmi mi riempie di orgoglio e di forza.

Salvatore Cimmino
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mercoledì, 09 settembre 2009

Nuotare controcorrente

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è facile, nel nostro paese, vivere uno stato di disabilità motoria: alle limitazioni e ai disagi caratteristici della nostra condizione si aggiungono spesso ostacoli causati da un contesto sociale culturalmente e psicologicamente arretrato dal punto di vista dell’accoglienza e dell’integrazione.
La scarsa attenzione di chi occupa abusivamente un parcheggio riservato ai disabili, o di chi ostruisce uno scivolo di accesso ai marciapiedi, o ancora di quanti, nonostante le leggi, non modificano ascensori o rampe di scale invalicabili si traduce, per il disabile, in limitazione effettiva della libertà e, di conseguenza, in un grave colpo alla dignità di soggetti già fortemente provati.
A tutto questo pensavo quando ho iniziato a progettare il Giro d’Italia e poi il Giro d’Europa a nuoto. Dall’età di quattordici anni vivo senza una gamba, amputata a seguito di un osteosarcoma. Credo di essermela cavata piuttosto bene, ho superato i periodi di convalescenza con l’aiuto di medici e riabilitatori intelligenti e sensibili, ho imparato a camminare con le prime protesi vivendo, nel corso degli anni, i progressi scaturiti da una incessante ricerca scientifica e tecnologica.
Oggi, nel campo dei presidi protesici, i risultati sono avanzatissimi: le nuove protesi elettroniche consentono una qualità di vita inimmaginabile fino a qualche anno fa, riducendo di molto i problemi legati ad una postura e a una deambulazione scorrette. Purtroppo, in Italia, a differenza di quanto accade in altri paesi europei, questi strumenti non vengono forniti dal servizio sanitario nazionale se non a costo di lunghi e complicati percorsi burocratici. Il Nomenclatore tariffario, strumento che regola la fornitura dei presidi protesici, non viene aggiornato dal 1992 e dunque non tiene conto dei progressi fondamentali ottenuti dalla ricerca.
Si tratta di un caso di vera miopia culturale da parte di un paese come l’Italia che invece, in ambito normativo, vanta leggi avanzatissime e, soprattutto a livello di istituzioni locali, spesso pone grande attenzione all’integrazione e all’assistenza dei disabili.
Da qui è partita la mia “battaglia”, che mi ha portato in giro per l’Italia e per l’Europa consentendomi di vivere un’esperienza unica e irripetibile soprattutto dal punto di vista umano: confesso di aver fatto parte per lungo tempo di quel nutrito gruppo di cittadini pigri e capaci solo di lamentarsi. E questa consapevolezza l’ho avuta piena nel corso di questi anni quando ho conosciuto, dalla Calabria fino a Copenhagen e Malmo, persone straordinarie che da sempre si occupano con dedizione, passione e competenza di integrazione dei disabili attraverso lo sport. Da loro ho ricevuto una grande lezione e grazie a loro oggi mi sento di poter contribuire appieno alla realizzazione di un mondo migliore, un mondo senza barriere capace di valorizzare al massimo le potenzialità di ognuno.
Il 1 settembre si è svolta la penultima tappa, da Copenhaghen a Malmo: non si può dire che sia stata una prova eccelsa. Le correnti troppo forti, le onde altissime, condizioni complessive davvero avverse hanno costretto gli organizzatori a fermarmi dopo nove ore di nuoto e a quattro miglia dall’arrivo (su diciotto). Si è trattato di una prova per me estremamente ardua dal punto di vista fisico, poco dopo l’inizio il mare ha cominciato a tradirmi costringendomi a nuotare controcorrente rimanendo praticamente fermo, ed è stata dura anche per Adolfo, provato ed emozionato fino alle lacrime di fronte alle mie difficoltà. Mentirei se dicessi di non aver provato delusione. Ma ho sempre in mente il vero obiettivo di ciò che sto facendo e, in questo senso, è stato un vero successo: sia a Copenhagen che a Malmo l’accoglienza è stata straordinariamente affettuosa, il riscontro sulla stampa davvero notevole ed io spero che tutto ciò possa contribuire ad avvicinarmi all’obiettivo che mi sono posto e per il quale ormai siamo veramente in tanti a combattere.
Ringrazio per l’organizzazione, l’accoglienza, l’affetto Jan Bengtsson insieme a tutta la HISO;
Carina Nilsson insieme a tutta la città di Malmo; Angelo Tajani per la sua abnegazione;
Carsten Mortensen insieme a tutta la DHIF; l’ assessore alla cultura di Copenhagen Pia Allerslev insieme a tutta la cittadinanza; Grazia Mirabelli insieme a tutta la Comites.
Inoltre ringrazio di cuore per la partecipazione la dr Clara Bencivenga, Direttore dell’ Istituto di Cultura Italiana, e il dr Pierluigi Gentile, 1° Consigliere dell’ Ambasciata Italiana di Copenhagen.
Infine non posso non salutare con affetto I giornali e le televisioni Danesi e Svedesi per aver illuminato e trasmesso al mondo intero il “Giro d’ Europa a nuoto”

Il prossimo anno, lo prometto, ci riprovo!!!!!

Salvatore Cimmino

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sabato, 22 agosto 2009

Copenhagen_Malmo




Manifesto della V tappa






 

 





Copenhagen, molo della Copenhagen Harbour Company






Malmo, Western Harbour





Carsten Mortensen, Jan Bengtsson, Carina Polder, Salvatore Cimmino





 

 

 

Come prima cosa desidero ringraziare di cuore Jan Bengtsson, General Manager della http://www.hiso.nu/ , Carsten Mortensen, dirigente della http://www.dhif.dk/ , e Carina Polder, atleta di punta della nazionale svedese di nuoto di fondo, http://www.openwaterswimming.se/ , per la loro meravigliosa e calda accoglienza.
Come non posso non menzionare Grazia Mirabelli, Presidente della http://www.comites.dk/ , e il giornalista, corrispondente de Il Mattino di Napoli per oltre 20 anni, Angelo Tajani, per il loro contributo ed il loro affetto al progetto “Giro d’ Europa a nuoto per un mondo senza barriere e senza frontiere”.
Il percorso che mi ha portato fin qui inizia all’incirca due anni fa, solo nella mia testa. Cercavo un modo efficace e diverso per comunicare disagi ed esigenze non solo mie ma comuni a quanti vivono quotidianamente la disabilità in un mondo strutturato a misura di normalità. In modo particolare ho vissuto sulla mia pelle, poiché amputato, la difficoltà di ottenere, attraverso il servizio sanitario del nostro Paese, una protesi elettronica di ultima generazione. La ricerca scientifica ha fatto passi da gigante consentendo la messa a punto di presidi protesici così avanzati da consentire grandi facilitazioni motorie a chi è privo di un arto eppure in Italia non se ne tiene conto, mantenendo inalterato un nomenclatore tariffario, che regola appunto la fornitura delle protesi, fermo al 1992.
Questo stato di cose, questa disattenzione nei confronti di una parte della popolazione va evidentemente combattuto ed io cerco di farlo attraverso il nuoto.
Infatti il prossimo 1° settembre ci sarà la V tappa del giro d’ europa a nuoto, da Copenhagen, molo della Copenhagen Harbour Company, a Malmo, the western harbour.
L’ evento sarà preceduto da una conferenza stampa che si terrà il 31 agosto, presso il comune di Malmo, alle 10h00, e da un’ altra che si terrà un’ ora prima della partenza, presso la sede della Copenhagen Harbour Company.
Sono sicuro che sarà una giornata da ricordare per quanti avranno la fortuna di partecipare a quella che sarà una meravigliosa festa.

Con Affetto
Salvatore Cimmino

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martedì, 04 agosto 2009

Traversata del Canale della Manica

 

 

31 luglio 2009

Filippo Tassara e mio padre poco prima della partenza.

6h10 - 15h00

 

 

Finalmente è andata! Il tratto di mare che più mi spaventava, che immaginavo insormontabile, scuro, agitatissimo alla fine, il 31 luglio, sono riuscito ad attraversarlo! Speravo nella riuscita di questa impresa ma, sinceramente, quando sono arrivato a Dover e ho visto per la prima volta il Canale della Manica e, soprattutto, quando ho potuto provarne la temperatura (ghiacciata, letteralmente ghiacciata) un minimo di scoraggiamento l’ho avvertito…. Anche questa volta, però, due persone straordinarie hanno saputo incoraggiarmi e sostenermi, Filippo Tassara e Giovanni Giordano, addirittura nuotando con me in quelle acque ghiacciate nei giorni precedenti la prova. Non esagero se dico che la loro vicinanza, intelligente e competente, ha determinato il successo della traversata: ci sono stati momenti, durante quelle nove ore e cinquanta minuti, in cui il freddo era talmente intenso da provocarmi dolorosissimi crampi ed è stata la loro presenza, la voglia di non deluderli che mi ha spinto ad arrivare fino alla fine. Per darvi un’idea di quello che ho sofferto, vi basti pensare che ho riacquistato la sensibilità alla testa solo dopo due giorni! In pratica mi sono congelato!!
Di là del risultato sportivo, che comunque mi riempie di orgoglio, di questa esperienza porterò sempre nel cuore la straordinaria carica umana che Filippo e Giovanni hanno saputo trasmettermi, l’entusiasmo con cui hanno voluto sostenermi e la solidarietà da loro fattivamente dimostrata nei confronti del progetto che sto portando avanti.
A questo punto del Giro d’Europa, dopo quattro tappe felicemente concluse, un dato è clamorosamente evidente: le persone, le associazioni e le istituzioni che lavorano per una piena integrazione dei disabili nella società, specialmente attraverso lo sport, sono veramente tante e tutte piene di entusiasmo e competenza. Da loro ho imparato veramente moltissimo e per questo non smetterò mai di ringraziarli. Penso naturalmente a chi mi è vicino fin dal primo momento, il Circolo Canottieri Aniene, la Fondazione Roma e la Italbrokers, ma penso anche ad Enrico, Adolfo, Fortunato, Carmelo, Peppe, Filippo, Giovanni……. E se ho dimenticato qualcuno sono contento: vuol dire che siamo, siete, veramente tanti!!!
Alla prossima!

Con Affetto

Salvatore Cimmino

postato da SalCimmino alle ore 16:28 | link | commenti (2)
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martedì, 21 luglio 2009

Una giornata particolare








Giancarlo Volpato
Presidente Associazione "La Colonna"
















 

Fornelli, mare in burrasca


Qualche giorno fa avevo scritto che ero particolarmente contento di partecipare ad una iniziativa intelligente e adesso, dopo aver vissuto questa esperienza, capisco che la fortuna è stata soprattutto quella di aver conosciuto delle persone meravigliose, con le quali ho condiviso un momento magico, che mi ha arricchito e mi ha insegnato che niente è impossibile, soprattutto considerando che questo emozionante evento è stato realizzato dalla passione e dall’ amore di una persona che, solo attraverso la sua volontà, ha saputo guidarci trasformandoci in una unica entità, e con la sua voglia di esserci ci ha sostenuto per vincere un mare così impossibile che anche il traghetto che la mattina ci ha portati a Fornelli ha faticato ad affrontare.
Se penso di aver scoperto di saper nuotare nel 2005, l’anno in cui Giancarlo realizzava il prodigio di mettere insieme un gruppo di amici per sconfiggere, attraverso la ricerca, la lesione spinale allora fatemi dire che non si è trattato di una semplice coincidenza ma di un incontro che ha del miracoloso, perché ci ha uniti per nuotare insieme verso un mondo libero dai pregiudizi, dall’emarginazione e dall’esclusione sociale; per nuotare verso un mondo dove la disabilità è vissuta con spirito costruttivo, attribuendo un valore positivo alla diversità, a tutte le diversità, traendo dalla condivisione delle difficoltà un insegnamento più generale; per nuotare verso un mondo solidale con chi ancora non ce la fa, con chi stenta a sopportare la fatica di una vita segnata dai disagi e povera di relazioni emotive, con chi soccombe agli egoismi individuali e non trova il coraggio di rivendicare dignità e amore; per nuotare verso un mondo dove con la partecipazione di quanti hanno responsabilità politiche a tutti i livelli, si costruisca una società tale da consentire ai genitori di vedere i propri figli o figlie disabili affidati all’attenzione sollecita di una comunità pronta a prendersene cura con rispetto e amore.
Grazie Giancarlo, Gianluca, Fabio, John, a tutta la “Colonna” per avermi pescato e per aver reso la mia vita più bella.

Con affetto
Salvatore

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mercoledì, 15 luglio 2009

Giro d' Europa a nuoto


Filippo Tassara
Responsabile Tecnico Federale dell’area agonistica dei 25 Km nella Nazionale di Nuoto di Fondo dal 2005.Collaboratore di varie riviste con pubblicazioni di carattere sportivo





 

 

 

 










Allenatore di Luca Baldini, pluricampione mondiale ed europeo di nuoto di fondo nella gara di 5 Km.





 

 

 

Cari Amici,
alla fine di luglio grazie all'amicizia che mi lega a Salvatore Cimmino riuscirò a realizzare un sogno che accarrezzo da quando giovane pallanuotista-nuotatore nella storica Nicola Mameli di Voltri, sentivo parlare, dai vari personaggi che contornavano il mio mondo acquatico, circa la "famosa" traversata della Manica.
Dalle bianche scogliere di Dover a Calais. Diciotto miglia di nuoto puro, utilizzando qualsiasi stile conosciuto. Più o meno la distanza che separa Capri da Napoli. Proprio quest'anno un mio atleta, o meglio, un giovane grande atleta, Edoardo Stochino, da me allenato ha conquistato un meraviglioso terzo posto in sette ore e quattro minuti. Tempo fantastico. Ma ecco che Salvatore, con il quale ho condiviso la gioia della sua prima esperienza nel Giro d'Italia nel maggio 2007, mi chiede di assisterlo in una nuova fantastica avventura.
Il Giro d'Europa in sei tappe e a me riserva la tappa più impegnativa : la Manica!!! Quanto potremmo dire di questa prova che pone l'uomo contro se stesso nel confrontarsi con elementi naturali in situazioni estreme. Salvatore scriverà il suo nome in una prova che ha visto primo fra tutti il famoso Capitano Webb vincere gli elementi concludendo la prova nuotando unicamente a rana. Conoscere Salvatore e potergli fornire tutta l'esperienza che possiedo insieme all'amico Dott. Giovanni Giordano sarà un qualcosa che andrà oltre le speranze di quel ragazzino che cinquant'anni fà fantasticando con i racconti sentiti immaginava ,un giorno di trovarsi protagonista proprio là.

Grazie Salvatore e ...FORZA! come al solito sarai grande!

Filippo Tassara

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martedì, 07 luglio 2009

Io nuoto per Gianca











Sono particolarmente contento di scrivere queste righe perché riguardano un’iniziativa, alla quale ho aderito con entusiasmo, che fa del connubio sport e solidarietà una ragione fondamentale: si tratta dell’Associazione “Io nuoto per Gianca” che da tempo, attraverso manifestazioni sportive nei mari più belli d’Italia, si occupa di raccogliere fondi a sostegno della ricerca scientifica sulle lesioni al midollo spinale. Il 18 luglio nuoterò dall’Asinara a Stintino, un tratto splendido e incontaminato, insieme a campioni dello sport e appassionati che ogni anno si ritrovano per rinnovare la partecipazione ad un progetto utile ed intelligente.
Come più volte ho potuto costatare spesso la società civile mostra una sensibilità ed una capacità di partecipazione ai problemi della disabilità che non trovano pieno riscontro nell’azione dei governi. Penso, con delusione, alla decisione di non aumentare le multe per le aziende che non rispettano il collocamento obbligatorio delle persone con disabilità, oppure alle difficoltà che incontrano nelle scuole i cosiddetti “minorati sensoriali” che ancora oggi, a nove anni dall’emanazione della legge 69 del 2000, non possono usufruirne perché il Ministero dell’Istruzione ritarda nel dar corso alle modifiche previste dal regolamento attuativo.
Sono questioni burocratiche, lungaggini amministrative che però per noi disabili si traducono in difficoltà quotidiane, non solo pratiche ma anche emotive, e rivelano il ritardo culturale che ancora caratterizza il lavoro dei nostri legislatori.
Queste difficoltà hanno ispirato e ancora ispirano il Giro d’Europa a Nuoto. Sono ormai arrivato alla vigilia della quarta tappa che mi vedrà impegnato, tra il 29 luglio e il 6 agosto, nell’attraversamento del Canale della Manica. Si tratta di una storica traversata che da sempre appassiona e affascina nuotatori esperti e semplici amanti del nuoto e del mare. Nel mio progetto la distanza che separa l’Inghilterra dalla Francia assume ancora di più un valore simbolico, le difficoltà del mare sono gli ostacoli da affrontare per una piena e definitiva integrazione del mondo dell’handicap con il mondo cosiddetto normale, fino alla realizzazione di una società che consenta a tutti pari diritti e pari dignità.
In questa impresa sarò accompagnato e assistito da Filippo Tassara, figura fondamentale per il nuoto di fondo italiano e, lo dico con orgoglio, caro amico dai tempi del Giro d’Italia. Non nascondo un po’ (anzi molta) preoccupazione per le difficoltà che mi aspettano, ma come sempre sono spronato dall’affetto e dall’appoggio concreto del Circolo Canottieri Aniene, della Fondazione Roma e dell’Italbrokers. Per questo ringrazio il Presidente Malagò, il Prof. Emmanuele Emanuele,Stefano Giovannini, e quelle istituzioni, enti locali, associazioni e circoli, fatti di persone straordinarie che, con il loro sostegno e la loro attenzione mi hanno dimostrato che tutto ciò per cui io combatto oggi per loro rappresenta una priorità da sempre.

Con Affetto

Salvatore Cimmino

postato da SalCimmino alle ore 14:18 | link | commenti (16)
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Utente: SalCimmino
Nome: Salvatore Cimmino
...ho lottato, é molto: credetti poter vincere ( ma alle membra venne negata la forza dell'animo ), e la sorte e la natura repressero lo studio e gli sforzi. E' già qualcosa l'essersi cimentati; giacchè vincere vedo che é nelle mani del fato. Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile, che nessuna delle generazioni venture mi negherà; quel che un vincitore poteva metterci di suo: non aver temuto la morte, non aver ceduto con fermo viso a nessun simile, aver preferito una morte animosa a un'imbelle vita...

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